martedì 25 marzo 2014

Si può parlare di colpe? La storia di Dolores e l'aiuto di Veggie


Buongiorno a tutti, sono Dolores, mamma di Laura, oggi  diciassettenne, malata di anoressia da quando ne aveva 13

Magari io e mio marito non abbiamo colpe per la malattia di nostra figlia, ma siamo certamente parte in causa.

Quando Laura aveva circa 8 anni, io mi sottoposi ad una dieta dimagrante; lo feci sotto stretta sorveglianza medica e fu anche un periodo allegro, ma contrassegnato comunque da una marcata attenzione per il cibo, che col tempo frena e inibisce la spontaneità che si dovrebbe avere con esso. Già: l’attenzione per il cibo, la scelta di cibi sani, verdura piuttosto che carne, no alle merendine, no a questo si a quello………

Nella nostra famiglia  ci sono stati diversi casi di cancro, e si mangiava cotoletta alla milanese, salame e patate fritte a volontà, così sulla nostra tavola sono comparsi il tofu, il seitan, la cotoletta di soya ecc….e slogan del tipo: mangiamo poco e vivremo a lungo!

Così facendo abbiamo caricato il cibo di una valenza positiva o negativa. Troppa educazione alimentare fa male.

Se a tutto questo poi uniamo una certa predisposizione per la malattia mentale……io ho sofferto di depressione, l’ ultima della quale postpartum, 17 anni fa, per la quale a tutt’oggi assumo degli psicofarmaci.

Vedete quindi che, se non di colpa vera e propria si può parlare, noi genitori di Laura abbiamo comunque le nostre responsabilità.

Risposta di Veggie


Cara Dolores,


grazie innanzitutto per la tua e-mail, e per aver voluto condividere con me la tua esperienza.


Io ritengo che ogni persona sia un caso a sé, e che dunque sia pertanto impossibile fare generalizzazioni. Data l’estrema variabilità sotto ogni punto di vista di ogni persona, la tematica assume carattere puramente soggettivo.


Io parto dall’ovvio presupposto che i disturbi alimentari siano patologie multifattoriali, ovvero ingenerate da miriadi di concause diverse tra loro, e differenti da persona a persona. Dunque, proprio perché i DCA sono patologie multifattoriali per antonomasia, è impossibile individuare una causa specifica su cui puntare il dito: le cause sono tantissime, e tra i vari fattori che agiscono ce ne sono senz’altro alcuni preponderati rispetto ad altri… che non devono però necessariamente ricercarsi nell’ambito familiare.


Per quanto anche la famiglia, in certe persone, possa rappresentare una delle millemila concause che portano allo sviluppo di un DCA, non ne è la causa principale né determinante, come molte cose che si trovano scritte, su Internet ed altrove, vorrebbero far credere. Anche perché il dire che lo sviluppo di un DCA filiale sia conseguenza dell’atteggiamento genitoriale, presupporrebbe che la figlia fosse una specie di spugna che assorbe quanto le viene detto e lo interiorizza in maniera acritica, e negherebbe la capacità della figlia stessa di possedere un cervello e dunque di ragionare su ciò che le viene detto, e di autodeterminarsi.


Non solo un DCA è così complesso che non si può fare un’attribuzione univoca di colpa/responsabilità, secondo me è proprio scorretto l’utilizzare parole come “colpa” e “responsabilità”, perché le trovo controproducenti e meramente fini a se stesse: chi si colpevolizza si fa domande all’infinito sul perché sia successa una determinata cosa, e su come avrebbe potuto comportarsi per evitarlo… ergo, gira e rigira sul passato, che è inalterabile per definizione in quanto passato. E perde così tempo prezioso che avrebbe potuto impiegare per capire cosa potrebbe fare da quel momento in poi per cercare di migliorare la situazione.


Per quello che può servire, nella mia famiglia siamo tutti fisiologicamente magri, nessuno ha mai seguito una dieta, e non c’è mai stata particolare attenzione all’alimentazione né particolare educazione alimentare. E, per inciso, nella mia famiglia non ci sono mai stati casi di malattia mentale. Ciò non ha impedito che io mi ammalassi ugualmente di anoressia. Vedi bene perciò che non c’è una correlazione di causalità diretta tra comportamento genitoriale nei confronti dell’alimentazione, e risposta filiale in termini di maturazione di un disturbo alimentare. Le ragione che mi hanno portata ad ammalarmi da anoressia sono state molteplici, e sono riuscita a concretizzarle – almeno in parte – dopo anni di psicoterapia, e non avevano niente a che vedere con la mia famiglia: avrebbero potuto comportarsi in qualsiasi modo nei confronti del cibo, ed io mi sarei ammalata lo stesso, perché la mia anoressia affondava le sue radici in tutt’altri tipi di problematiche.

Naturalmente non conosco tua figlia e non conosco la sua storia, quindi lungi da me il voler fare illazioni. Però mi sento di dire con ragionevole sicurezze che, ammesso e non concesso che voi genitori abbiate rappresentato una delle tantissime concause che hanno portato vostra figlia a sviluppare un DCA, certamente non siete affatto così centrali come temete di essere.


Non ci trovo niente di sbagliato nella vostra educazione alimentare: anzi, penso che sia segno di grande intelligenza e responsabilità il rendersi conto che la ricorrenza di certe patologie tumorali in famiglia potesse essere legata anche ad un’alimentazione scorretta, e il cercare di fare il possibile per nutrirsi correttamente ed in maniera quanto più sana possibile. Il che, certo, non scongiura in toto il rischio di ammalarsi di tumore (poiché per alcuni tipi di tumore esiste un fattore causale genetico riconosciuto), ma sicuramente giova all’organismo, e senz’altro abbassa il rischio. Lo slogan “mangiamo poco e vivremo a lungo” è senz’altro sbagliato, ma lo slogan “mangiamo SANO e vivremo a lungo” è verissimo, quindi rispetto in pieno la tua scelta di affiancare verdure ed alimenti di origine vegetale ad un’alimentazione carnea, che pure è necessaria, se seguita nella maniera adeguata, e senza eccedere.


So che tra l’avere la consapevolezza razionale delle cose e il sentire emotivo c’è spesso un grosso gap che è veramente difficile da colmare, ma credimi se ti dico che l’angosciarsi sui comportamenti pregressi è fine a se stesso e non giova in alcun modo né a te ne a tua figlia. Pensate soltanto a come cercare di combattere insieme da ora in poi: è l’unica cosa veramente utile che possiate fare.


A parte tutto… spero che tua figlia stia seguendo un percorso psicoterapeutico e di riabilitazione nutrizionale, e che possa stare sempre meglio.


Vi faccio un enorme “in bocca al lupo.

Spero che questo scambio di mail vi possa aver dato la possibilità di riflettere ulteriormente....
aspetto vostre opinioni
un abbraccio
Michi

mercoledì 12 marzo 2014

Si parla di colpe?!

Grazie Rosy per voler condividere con noi pensieri sempre così importanti e sentiti... un abbraccio




Nei disturbi alimentari non esistono colpe...tante, troppe volte tutto si fa risalire esclusivamente a madri opprimenti o troppo apprensive, a padri incapaci di prendere decisioni o posizioni, estremamente passivi, a genitori assenti, anaffettivi o proiettati in maniera preponderante sulle aspettative rivolte verso figlie/figli che tendono a volerle rispettare a tutti i costi oppure ad assorbire le loro angosce e le loro ansie forse per potergliele strappare e alleggerirli...e chi ne ha più ne metta..molte volte un invischiamemto di ruoli o di emozioni che si traducono in un 'sistema' confuso contribuisce all'esplosione del sintomo...CONTRIBUISCE appunto, proprio come tutti gli aspetti su menzionati...i fattori in gioco sono molteplici ; dinamiche relazionali si, che si esprimono in primis nel nucleo familiare, ma anche individuali. Tutto questo però non deve far cascare nel tranello delle COLPE...assolutissimamente controproducente. Assumersi le proprie responsabilità, riappropriarsi del proprio ruolo così come del proprio 'carico', un modo per venire a contatto ognuno con il proprio sé e trovare un moto di reazione.. 
E voi cosa ne Pensate ?
A presto
Michi