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martedì 8 agosto 2017

ANGINOFOBIA: un disturbo alimentare atipico.



Intervista a Roberta M.

Puoi spiegarci, con parole tue, cos'è l'anginofobia?
L'anginofobia è la paura di soffocare ed è assimilabile al "nodo alla gola" che una persona sente quando sta per piangere, quando prova tanta ansia, oppure quando le si chiude lo stomaco o non ha fame perché è stressata.
In realtà, è un disturbo dell'alimentazione atipico, perché va a rovinare il rapporto che la persona ha con il cibo. E' una paura che deriva da un trauma passato (es. essersi soffocato, andare di traverso il cibo), subito in un periodo in cui la persona era particolarmente debole o vulnerabile (ha sofferto un lutto o attraversa un periodo di forte stress).

Come sei venuta a conoscenza di questa fobia?
Venirne a conoscenza è difficile: se una persona non arriva alla fase "climax" di questa fobia, in cui è fortemente depressa e allora cerca qualsiasi via d'uscita, o se non ha se questa forza di volontà nell'ammettere di avere un problema e di dover cercare aiuto, allora non potrà mai uscirne.
Io ne sono venuta a conoscenza perché mi sono documentata su internet. Ora ho 23 anni, ma ho cominciato a soffrire di anginofobia quando avevo circa 13-14 anni, ed ho provato a scrivere su internet solo quando avevo 19-20 anni, perché proprio non ce la facevo più.
Su internet ci sono veramente poche pagine dedicate a questa fobia, però fortunatamente ci sono. In più poi, ho scoperto anche un gruppo Facebook di auto-mutuo-aiuto ("Anginofobia"), in cui ho trovato altre persone che soffrivano del mio stesso problema.

Ci sono dei soggetti prevalentemente colpiti o maggiormente predisposti a soffrire di questa fobia?
A soffrirne sono prevalentemente i giovani ma, soprattutto, i bambini, anche a 7-8 anni. Infatti nel gruppo Facebook ci sono molte mamme che chiedono aiuto, perché il loro bambino non mangia più, perché ha questo problema. Magari il loro bambino ha avuto un trauma del genere e non metabolizza subito che sta associando al cibo una fobia, e poi questa cosa può andare ad evolversi con l'età, tutto dipende da quando si vive e si sperimenta il trauma.

Esistono delle cause prevalenti per cui questo disturbo si può manifestare?
La causa per cui questo disturbo si può manifestare, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, deriva dal fatto che in alcuni momenti della vita si attraversano fasi difficili. Nel mio caso si è trattato della perdita di mio zio: in quel periodo ero molto debole e nel momento in cui ho avuto un'esperienza negativa con il cibo, si è manifestata questa fobia. Questa fobia si sviluppa proprio nella persona che è triste, depressa, stressata e particolarmente debole. E, in realtà, porta la persona ad indebolirsi ancora di più, perché con il passare del tempo non mangerà più, tenderà a discriminare i cibi, a catalogarli nella sua mente, con cibi più fobici e meno fobici, e arriverà a mangiare solo zuppe o cibi molto facili da deglutire (passato di legumi, verdure) e cercherà di evitare carne, pasta, pesce. Io quando stavo proprio male sono arrivata a perdere 7-8 kg.

Che relazione c'è, secondo te, tra anginofobia e disturbi alimentari? In che modo l'uno può influenzare, ed eventualmente aggravare, l'altro?
La relazione tra anginofobia e disturbi alimentari sta proprio nel rapporto che si crea tra la persona e il cibo, perché un anginofobico evita quasi ogni tipo di cibo, tende a volersi difendere dal cibo, non mangiando più o mangiando solo cibi che per lui non portano al soffocamento. Questa fobia porta la mente a distorcere l'immagine del cibo, a vederlo come un nemico, come qualcosa che può portare addirittura alla morte.

Come si cura l'anginofobia?
L'anginofobia si cura con un percorso con uno psicologo e uno psichiatra. Lo psicologo riesce a capire il momento in cui tu sei stata vulnerabile e che ti ha portato ad essere debole, e quindi a far prevalere la fobia su di te. Lo psichiatra da' la giusta cura farmacologica, prescrivendo un farmaco ansiolitico e/o antidepressivo.
Quando si manifesta questa fobia, il soggetto non la riconosce subito, quindi si sente di chiedere aiuto solo quando raggiunge un livello troppo alto di ansia. Il farmaco serve, appunto, a ridurre l'ansia che provoca questa fobia, per fare in modo che la persona sia più lucida e cerchi di associare un pensiero più positivo al cibo.
Nel mio caso, il farmaco è stato capace di ridurre l'ansia che io provavo ogni volta che mi sedevo a tavola, a colazione, pranzo, cena, merenda, o quando vedevo il cibo, e a fare in modo che piano piano io riacquistassi fiducia nei confronti del cibo e ricominciassi a mangiare. E' stato come con la tachipirina: quando hai la febbre troppo alta, prendi la tachipirina per farla abbassare.
Io andavo anche da una nutrizionista, con cui ho creato una scala dei cibi per me fobici. Teneva sotto controllo sia cibo che corpo, controllando anche il mio peso e il mio livello di idratazione. Molto frequentemente mi faceva fare anche le analisi del sangue per capire cosa la mia alimentazione scorretta poteva avere danneggiato nel mio corpo (es. carenze di ferro, legate al fatto che non mangiavo più né carne né pesce).

E tu, come ne sei uscita? Come hai superato la tua fobia? Che cosa o chi ti è stato di aiuto per venirne fuori?
"Esserne usciti" è un parolone. Ho smesso di prendere il farmaco un anno fa, quando ho interrotto anche il percorso di cura che ho intrapreso, perché mi sono trasferita a Milano. Comunque il mio rapporto con il cibo era migliorato molto, avevo ripreso a mangiare tutto. In realtà, però, circa due settimane fa mi è ricomparsa questa fobia, perché sto attraversando un periodo di stress. Posso dire che se ne esce, però si può anche ricadere in questa fobia.
Nel centro in cui ero andata era a Messina (Il Cerchio D'Oro, che si occupa di DCA in generale, e che collabora con l'Associazione Korakané) ho fatto un percorso completamente gratuito. E' stato un bene trovare lì delle persone formate e competenti, anche se al sud c'è ancora tanta disinformazione su queste malattie. Lì ho avuto la possibilità di fare anche diverse lezioni di yoga, soprattutto per la respirazione, su cui riversa molto spesso l'ansia; infatti ogni volta che mi sedevo a mangiare avevo la tachicardia e facevo fatica a respirare. Inoltre, l'anginofobico molto spesso cerca di controllare la deglutizione e a volte, per focalizzarsi sulla deglutizione, si distrae dalla respirazione, facendo pochi sospiri o trattenendo addirittura il respiro. A me è capitato di provare a vomitare, perché pensavo di avere delle cose in gola, o ad alzarmi da tavola e non concludere il pasto.

Si può superare da soli?
Non si può superare da soli, perché nel momento in cui ne soffri non la riconosci, perché non sai veramente che un problema del genere può esistere. Quando io l'avevo da piccola, non ero consapevole di poter associare un nome a quelle sensazioni che stavo vivendo o a quel disturbo che mi portava a soffrire, inconsciamente. Se a quell'età avessi saputo che si chiamava anginofobia e mi fossi rivolta ad un medico riferendogli di soffrire di questo problema, sono sicura che ne sarei uscita prima e anche con meno danni. Quando l'ansia è tanta, non riesci proprio a controllarla e questa fobia ti porta a deprimerti molto, a fare tanti pensieri negativi sul tuo futuro (es. pensare che non potrai uscire con i tuoi amici o andare in vacanza con loro perché prima o poi si vedrebbe che tu non mangi o che mangi solo passati di verdure, oppure che non potrai avere figli, perché se non mangi, non li potrai portare in grembo). Di conseguenza, ti isoli e ti deprimi. Una volta entrati in quella fase, poterne uscire da soli è davvero difficile, perché solo il confronto con un medico potrà farti capire che cosa è irreale della tua fobia.

Ti ricordi un episodio particolare o un aneddoto, relativamente alla tua esperienza, che ti farebbe piacere raccontarci?
E' l'episodio in cui mi sono resa conto di aver raggiunto il limite di sopportazione di questa fobia. Stavo mangiando la pizza e ad un tratto ho sentito un pezzo incastrato in gola, ma in realtà non era così, sentivo di non respirare, avevo provato a vomitare, ero così spaventata che ho deciso di andare all'ospedale e di farmi vedere da un medico, alle 11 di sera. Il medico non trovò nulla e tornai a casa, anche un po' imbarazzata.
Per quanto questa malattia distrugga dentro, mi ha anche dato la possibilità di conoscere nuove persone e farmi capire che è difficile mettersi nei panni delle altre persone; l'ho visto con le persone a me care. Però è anche vero che questo a volte é meglio non farlo, cioè semplicemente accettare la realtà così come è, senza giudicare. Per esempio, magari io non capirò mai un'anoressica o una bulimica, però so che loro stanno soffrendo, quindi cerco di portare rispetto per quello che stanno passando senza fare paragoni.

6 commenti:

  1. anche io soffro di anginofobia e non so a chi rivolgermi,se a uno psicologo o a uno psichiatra

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  2. Io soffro di anoressia,lo dico così perché non sono mai riuscita a dire che sono anoressica.Ho subito diversi traumi in passato.Io per esempio avevo due categorie di fobie.Quella della paura di avere il mal di pancia e vomitare dopo aver mangiato e quella della paura di strozzarmi.Da piccola stavo spesso male e quindi non mangiavo più alimenti acidi o difficili da digerire e chiedevo sempre la data di scadenza e gli ingredienti,ormai siccome stavo sempre male ne avevo esperienza,ero una bambina abbastanza debole.Poi mi è capitato di soffocare a causa di alcuni cibi e ho anche visto mia nonna quasi morire soffocata,da lì ho iniziato ed è durato un po' di anni.Non era grave perché mangiavo comunque quasi tutto,masticato almeno 100 volte però mangiavo.Ivviamente il pollo con cui si era affogata mia nonna non l'ho più toccato per anni.Ora il cibo è mio nemico per la paura di ingrassare,credo che si possa considerare una fobia,siccome tutte le volte che devo mangiare inizio a tremare e mi accelera il battito

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  3. Sono un ragazzo del 1989 di Roma da unpo di tempo
    ho questi disturbo paura di degludire la roba piu solida
    apparte l fatto che non ho solo questo di problema
    ho tanti artri problemi non mi sento spesso capito dai famiglari
    tante volte litigo ancora con i miei non mi sento trattato bene troppo spesso e io che sono una persona disagiata che non riesco ad avere un lavoro non riesco ad avere una vita mia indipendente per paura di tutto
    ormai...tante vorte non sai piu a chi rivolgerti
    sono stato da svariati psicologi psichiatri ner corso degl anni
    da quando ho 7 anni che i geneitori mi portano da una vasta gamma
    di gente laureata in qsto campo
    ho provato psicofarmaci tante volte ma mai o trovato na medicina che me ci sentissi bene
    mo sono circa 10 anni che non prenndo piu medicine.mia zia di ciampino mi suggerisce di curarmi a casa pure nonostante le evidenti antipatie con i miei e le continue sfuriate spesso con loro scene madri,
    con mamma e papa oramai da tanti anni,pure loro me dicono di curarmi
    io de resto ho una fobia pure degl psicofarmaci.
    per cui diventa difficile trovare aiuto tante volte
    speriamo di trova' 1 qarcosa che me possa tira fuori da tutti sti disagi
    nela speranza di migliorare


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  4. comunque oramai come ho gia scritto sembra che ho paura di tutto quanto
    paura di vivere paura di essere autonomo ma quella che mi sta dando piu fastidio e' sta paura de ingoiare la roba.
    che non sai come risolverla, vediamo se il cim me potra aiutare
    pure se i dottori di quela struttura pubblica sono sempre del parere
    di prescriverti medicine il quale poi una volta prescrittemi devo sempre fa riferimento a mamma che mi po assistere eventualmente per la somministrazione dado che io non mi fido a maneggiare da solo psicofarmaci....

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  5. Spero qualcuno puo capire anche la storia mia abbastanza difficile co i famigliari che ho avuto e come a volrte poesere difficile controlla' i propri stati d animo quando hai a che fa co genitori che perdono le staffe alla prima occasione con conseguente senzo di ribattere a loro portanto automaticamente a eseguire poi scene madri di isteria etc..
    per non parlare della storia mia con attacchi di panico senzo di infelicita nervosismi etc...

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  6. Io ho l'anginofobia a causa di un trauma avuto 2 anni fa. Adesso ho l'impressione che mi sono rovinato da solo. Cioè ad ogni pasto sento l'esigenza di alzarmi perché mi viene più facile ingoiare, anche se alla fine è la stessa cosa che farlo da seduto. Non ho ansia ma penso che determinate azioni come queste andrebbero evitate, perché peggiorano il problema. Ho letto che bisogna ripristinare la situazione iniziale dove non ci sono target sul cibo, perché avendo questo problema non riesci a gustare nemmeno il cibo. Non so se per voi è la stessa cosa...

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