testo


Questo spazio è dedicato a tutti coloro che vogliono CREARE UNA NUOVA CULTURA SUI DCA. Siete tutti importanti perchè unici, così come uniche sono le vostre storie e i vostri pensieri. Questo Blog resta quindi aperto a chiunque voglia proporre o condividere, perché Mi Nutro di Vita è di tutti ed è fatta TUTTI INSIEME.

domenica 17 febbraio 2019

Ognuno di noi è prezioso



Carissimi amici,
vi ringrazio per la grande occasione che mi date permettendomi di raccontare la mia testimonianza: è davvero importante per me ricordare un periodo così pieno di dolore, di lotte ma anche di rinascita. Proprio così: rinascita!!!! Vorrei testimoniarvi che non è assolutamente vero quello che, spesso, si sente dire alla televisione e cioè che non sia possibile uscire dall’anoressia nervosa: il mio scopo è, invece, quello di mostrarvi che non solo dall’anoressia si può uscire ma anche che le ferite, il dolore, la sofferenza diventano, oserei dire, una ricchezza, quasi degli occhiali che ti fanno guardare in modo diverso, e cioè in modo più vero e profondo, tutte le persone che si incontrano. 

Fin da bambina ho sempre sentito in me un senso di inadeguatezza: mi sentivo debole, fragile, incapace, mi sembrava di non meritare nulla; alle elementari mi vestivo tutta di un colore, ricordo bene che il mio scopo era quello di non essere guardata, vista; pensavo di non meritare lo sguardo di nessuno. Tutta questa fragilità è scoppiata in terza media quando, senza davvero averne piena consapevolezza, ho iniziato a privarmi anche del cibo. Giorno per giorno, in modo sempre più invadente, nella mia mente ha preso piede la voce perfida dell’anoressia che mi comandava a bacchetta: non so come mai, ma non riuscivo ad oppormi a tutti quei pensieri che mi dicevano, fondamentalmente, che facevo schifo e pensavo che solo dando loro seguito avrei finalmente trovato la pace. Invece, il dar retta a quei pensieri mi ha condotta in una gabbia, al cui solo pensiero ancora oggi sento una forte paura; una gabbia che si figurava come piena di sicurezze contro la grande paura che, invece, mi  faceva la vita ma che, in realtà, distruggeva la vita stessa: ho iniziato ad eliminare dalla mia alimentazione sempre più cibo fino ad arrivare a mangiare un pomodoro e due fette di cetriolo al giorno. Con dolore ricordo anche la mia iperattività (…) quando non correvo, invece, guardavo libri di ricette, gustando con gli occhi tutto quel cibo che a me era negato. Ricordo, però, in quel periodo di aver letto le cronache di Narnia e di esserne rimasta molto colpita; mi chiedevo: “E’ possibile essere felici come lo erano Lucy, Edmund, Peter e Susan quando stavano assieme ad  Aslan? Esiste davvero un mondo in cui c’è un bene ultimo capace di sconfiggere tutto il male? Capace di rimarginare le nostre ferite?”

Ci si ammala di anoressia non per una questione estetica, non per un capriccio. Si tratta, infatti, di un problema molto più profondo: sono le domande sul significato della vita che vengono coinvolte, è il non sentire il proprio valore, è l’attesa di uno sguardo che ti dica “tu vali; sei preziosa e punto”. L’anoressia è dover essere sempre produttivi, è una gabbia che ti fa sentire sempre sbagliata, sempre in torto, è una voce che ti dice continuamente che sei tu la causa dei mali del mondo. Ma non è l’anoressia ad avere l’ultima parola, cari amici. La prova concreta di questo è che il cuore continua a domandare, a desiderare.
In quel periodo proprio quando la malattia sembrava aver preso possesso di me al punto da condizionare ogni mia scelta quotidiana, il mio cuore continuava a desiderare, a sperare. Il 9 agosto del 2010, ad un anno dal mio ricovero, ma ancora nel pieno della lotta, scrivevo: “Ho voglia di cantare canzoni di montagna, e di andare in gita. Ho preso un libro che riporta le lettere che Lewis scrisse ai bambini. I bambini sono la cosa più bella che esista assieme a queste montagne ed io non vedo l’ora di essere felice, felice come il sole che splende, voglio essere felice come un bambino che fa la merenda, come chi è così felice che canta e non sa perché”. Oppure, durante un altro periodo difficile scrivevo questa lettera a Dio: “Tu che mi vedi, che sai la fatica che sto facendo, Tu che mi capisci, Tu che conosci tutte le bugie che dico per non mangiare, ecco mi rivolgo proprio a Te: ho paura a chiedertelo ma aiuta me,Elena e tutti quelli che soffrono, fa che le persone imparino a voler bene a se stesse, fa che l’anoressia sparisca dalla faccia della terra; ti prego fammi vivere, non sopravvivere!!”

L’11 settembre del 2009 sono stata ricoverata d’urgenza all’ospedale di Padova per “Anoressia nervosa e malnutrizione grave” . Da quel giorno è iniziata la mia lotta contro questa bestia. Sono stati anni di dura battaglia per sconfiggere quei pensieri che mi stavano distruggendo. Ma è stato nel 2012, tre anni dopo il mio ricovero, che ho iniziato a voler reagire pienamente: ricordo di essere andata ad un concerto di canti napoletani di un amico dei miei. La cosa che più mi affascinava era il suo modo di esprimere la bellezza, mi colpiva perché le sue canzoni parlavano al cuore, risvegliavano tutti i desideri, le domande e le paure che avevo nascosto da anni. I giorni seguenti continuavo a ripetermi alcune frasi che mi avevano particolarmente stupita: “Dove reposa? Dove reposa? E’ la bellezza di tutte le cose!!!” oppure “Ma ammore vero no, nun vota vico” che significa “ma l’amore vero non cambia strada”.  Ecco è stato proprio questo che mi ha aiutata a guarire: una bellezza, un bene su di me che non cambia strada, ma mi abbraccia in continuazione, un bene e una bellezza capace di vincere le mie ossessioni.
Dopo il concerto sono diventata amica del cantante, Gianni, che ho scoperto essere un laico consacrato a Dio: la cosa che più mi colpiva era il fatto che mi volesse un bene gratuito, mi stimava e apprezzava senza chiedere nulla in cambio, ricordo di aver mangiato la mia prima pizza con lui. Grazie all’amicizia con Gianni ho iniziato a ritornare a frequentare i miei amici, a camminare assieme a loro, a sostenerci l’un l’altro. Non dico di essere guarita solo grazie alla loro amicizia, perché per sconfiggere l’anoressia è necessario un lavoro personale sostenuto quotidianamente  da medici e psicologi esperti, tuttavia posso affermare che è stato uno sguardo di bene, qualcuno che mi diceva “Non buttarti! Tu vali” che mi ha aiutato a reagire, a ribellarmi contro quei pensieri cattivi che mi stavano facendo buttare via anni preziosi della mia vita.
Io sono cristiana (scusate, non lo dico per creare dei muri o per convincervi ma ne parlo affinché possa risultare più chiaro quello che dico) e la compagnia di questi miei amici, il bene che continuamente mi dimostrano, che io credo essere il bene di Dio, sono state e sono delle armi potentissime contro qualsiasi pensiero che mi vuole ridurre a non avere valore. Stare con questi amici mi ha aiutata e mi aiuta perché loro si prendono il permesso di vivere e di godersi la vita: dallo studio, al tramonto, alla pizza; tutto per loro è un dono. Desidero stare sempre più con questi amici così da poter vivere le cose come un dono, per imparare a perdonarmi e a volermi sempre più bene.

Oggi guardo il mio passato con occhi nuovi: le ferite, il dolore, il senso di angoscia che mi prende, a volte, quando ripenso a quei momenti non hanno la meglio, infatti, sul desiderio grandissimo che ho di andare da tutti a dire: “Guarda che tu sei uno splendore! Io sono contenta che tu ci sia! Tu vali!”. La lotta contro l’anoressia, la scoperta delle cause che mi hanno portata alla malattia mi hanno aiutata ad immedesimarmi maggiormente con gli altri, ho scoperto che spesso dietro al comportamento di ognuno si nasconde un desiderio enorme di essere amato, guardato, stimato, tutti, infatti, ognuno con la sua storia, le sue gioie, le sue ferite, abbiamo nel cuore un’attesa grande di essere amati e di poter fiorire. TUTTI NOI SIAMO FATTI PER FIORIRE!!!!! 

Care amici e amiche, non mollate!! Continuate a lottare per la guarigione, non date ascolto a quelle voci che vi comandano! Vi assicuro è possibile tornare a pranzare senza sentirsi in colpa, è possibile non dover andare a correre ogni giorno! Voi valete più di mille calorie! Voi valete! Il mondo ha bisogno di voi e vi assicuro che la vita senza anoressia è proprio bella! Perché noi siamo fatti per questo: io, voi, noi, tutti siamo fatti per cose grandi!!!
Vi abbraccio con la speranza di potervi incontrare un giorno e fare un pezzettino di strada con voi.
Coraggio! Avanti tuttaaaa!!!!! Io faccio il tifo per voiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!!! 

Teresa
 

domenica 27 gennaio 2019

Non sono Biancaneve


Non sono Biancaneve!
Non che lo facessi apposta ad assomigliarle, lo facevo inconsapevolmente, convinta che esserlo mi avrebbe aiutata ad essere migliore e a far diventare migliori chi mi circondava, così da sentirmi rassicurata e amata!
Cercavo di essere pulita, gentile, comprensiva, leale ed incantevole.
Ogni giorno regalavo il mio più bel sorriso, mi adattavo a persone diverse e situazioni diverse, cercando di essere sempre la stessa gentile, delicata Biancaneve di sempre!
Ed in ogni fiaba che si rispetti anche la mia Biancaneve fece i conti con un male oscuro!
Come per un brutto incantesimo il male mi colpiva per mano mia!
Era difficile affrontarlo ogni volta! Finché non mi travolse e mi mostrò solitudine, meschinità e fallimento.
Ogni giorno la mia Biancaneve si alzava col suo solito sorriso e l'abito pulito ma con lo stomaco in fiamme.
Lei non lo sapeva ma più grande era il suo sforzo nel prodigarsi per gli altri più violento sarebbe stato lo scontro con la sua ombra oscura!
Finché capì che quell'ombra oscura tentava di far tacere la rabbia, la tensione, la noia, il senso di vuoto che accumulava, c'era un male ancora più grande da cui difendersi e non era l'ombra, era il "peso di essere Biancaneve!", questo complicò le cose, perché si convinse che infondo quell'ombra fosse l'unica amica che avesse per sostenere la sua Biancaneve!
Vivere da Biancaneve non mi ha preservato da nessuno, da nessuna situazione spiacevole, dai fallimenti e dalle delusioni.
Non si può pensare che gli altri migliorino se cambi te stessa! Gli egoisti, gli egocentrici, gli inafferrabili resteranno tali.
Ho imparato che ci sono io a difendermi, a prendermi il meglio con le mie scelte, seguendo le mie passioni.
Non sono una Biancaneve, ho riposto il suo vestito in cantina, vesto abiti diversi per ogni occasione e persona.
Sono gentile, sfuggente, interessata o disinteressata in base alla persona che ho di fronte. Indosso la libertà e la leggerezza di non essere nessun personaggio!
Lascio che il tempo mi racconti la mia fiaba, perché io non sono Biancaneve!

Clara


mercoledì 23 gennaio 2019

La mia vita tre metri sopra a tutto



OGNI VOLTA CHE MI VENIVA FATTA UNA MOLESTIA rimanevo immobile ....come risucchiata .....sorda......Oggi ho ricominciato a sentire che ho un corpo....che si sta costruendo.....e la fatica più grande è accettare di averlo e amarlo per quello che è.....

Ho scoperto un che riesco ad "amare " in maniera pulita.....ma mi vergogno di quello che provo.....
Mi sento però devastata e impotente di fronte a questo sentimento.....

La scoperta di questa mia essenza mi rasserena paradossalmente. ..addolcisce un po’ lo schifo che sento.....

Non ho vinto....non si può vincere su questa merda....Voglio solo riprendermi .....prendermi la mia vita..... Il giorno che ho comprato questo bracciale è successa una cosa che mai mi era capitata ....sono riuscita a fare (almeno il cenno) che mi togliessero le mani dalle spalle, sono riuscita a guardare dritto negli occhi chi ha partecipato a questa distruzione, dicendogli parte di quello che pensavo....



La perdita del controllo su un tipo di sensazione ci riporta ad avere come elemento preponderante il giudizio .....

Si può paradossalmente sentirsi sconfitti , con tutte le emozioni e le azioni negative che passano da questo, nel sapere che stai vincendo la malattia?

Si può sentirsi davvero così divisi ?

Si può avere così tanta paura di se stessi?

In questa giornata di accettazione delle mancanze, dei vuoti la sua assenza risuona ancora più evidente....

Senti il vuoto di chi non c'è più, di potrebbe esserci e non c'è, di vorrebbe esserci ma non può.....come se si aprisse una voragine sotto il suolo che stai rendendo stabile e ti sentissi risucchiare giù.....

Oggi è dura...

Vago nelle stanze di casa mia cercando a rallentatore di risistemare le piccole cose in modo che ridiano un equilibrio a queste mura.....

Mi lascio andare sotto le coperte nel tentativo di essere coccolata nei sogni, dai pensieri non espliciti, dalle carezze che vorrei....

Sono in mezzo alle gente....ma vivo ovattata, come se volessi staccarmi dalla realtà, guardando da un’altra dimensione......tre metri sopra tutto....

Cosa aspetti precisamente ?

L'ansia sale, il cuore comincia a battere più velocemente, il respiro si fa più corto....

Cosa aspetti?

Seduta sul tuo divano arancione che conosce ormai anche i tuoi pensieri, con le gambe incrociate, il piede che si muove incessante come nel voler mantenere un ritmo inesistente....

Cosa aspetti?

Le parole cercano di trovare un senso digitando sulla tastiera della mente per cercare di dare forma alle emozioni incontrollabili che in questo momento ti stanno soffocando.....

Si dice che dando un nome alle emozioni che si vivono si è già sulla buona strada per poterle affrontare nel miglior modo possibile.....ma forse mio figlio ha ragione quando mi guarda e mi dice che non cambia nulla anche se so cosa provo.....

Cosa aspetti?

Maledetta me.....cosa aspetti?

E la musica nelle orecchie a palla, rivivo nella mente tutti i jeb cross che vorrei dare, che vorrei darmi.....per non essere in grado di gestire emotivamente niente......

Cosa aspetti?

Le lacrime scendono con un peso quasi insostenibile.....talmente pesanti che in gola si fermano ed esplodono tra le ciglia, sulle guance, sul collo.....



La festa è finita.....

si spengono lentamente , una ad una, le luci in ogni stanza....

mentre riordino i pensieri, sistemo i cuscini, metto in fila le parole, lavo il pavimento, solo le mille luci dell'albero mi fanno compagnia....

un silenzio quieto....

un rumore nello stomaco assordante....

circondata dal cibo , dal desiderio di divorare questa emozione, i minuti interminabili che si trasformano lentamente in ore passate da sola a preparare tutto di buono per la soddisfazione del palato, la grandiosa sensazione di non toccare, non assaggiare, non gustare, non assaporare nulla, volendo con il niente anestetizzare tutto.....mantenere una distanza quando un legame tra me e LEI che ancora è troppo presente....

Come si spiega un magone che ti toglie il fiato?

ogni volta che mi rendo conto , in giornate come questa che Lei ha tutto questo potere ancora mi sento minacciata e perdo la lucidità....mi chiudo, mi affosso,un vortice parte e non si riesce più a fermare portandondosi dietro tutte le altre emozioni che non so gestire....

Maledetta e dannata incapacità....

Chi ti ascolta può solo sentire ciò che dici, ma ascoltare , mischiare i pensieri con i tuoi è impossibile in questo caso....

Ed è qui che nasce la solitudine ......



Se si potesse cancellare in un kg messo o tolto tutta la sofferenza di questa condizione non ci sarebbe bisogno di scavare così a fondo per trovare una soluzione....

Scavare.....

Trovare uno spiraglio....

Gioire.....

La bufera, che con rabbia distrugge, sparge, sbriciola ....

E di nuovo scavare...ancora più in fondo....

togliere le macerie con la fretta di chi sa che se perde troppo tempo non ci sarà più motivo per farlo....

ritrovare una luce, un barlume , una speranza.....

asciugarsi il sudore e sorridere con gli occhi pieni di lacrime....

La tempesta, poco annunciata, arriva più forte, più potente.....

Il frastuono del crollo delle tue certezze...

l'odore della polvere delle tue macerie....

ti stringi per sentirti meno sola....

ricercare tra i mucchi di resti i tuoi ricordi più intimi .....e ripartire.....a ricostruire....

Ho conosciuto diversi tipi di solitudine. La solitudine delle decisioni da prendere, quando sai che la responsabilità della scelta è solo tua e che nessuno ti può dire cosa è meglio o giusto fare perché, qualunque cosa accada, sarai tu a pagarne le conseguenze. La solitudine dell'incomprensione, quando chi hai davanti non ti capisce e non si sforza neanche di ascoltarti davvero e ti senti stupida e sola, sola nel tuo sforzo di comunicare qualcosa che si perde, si frantuma e non passa. La solitudine del non amore, quando ti rendi conto che qualcuno non ti ama come lo ami tu e improvvisamente è come se una parte di te si dissolvesse, come se il mondo un po' crollasse e non c'è nessuno, proprio nessuno che possa fare qualcosa.

E poi c'è la peggiore delle solitudini, la solitudine dell'assenza. Possono esserci mille persone accanto a te ma te ne manca una, una sola. E l'universo intero sembra svuotarsi e rimani tu, tu e la mancanza, tu e quella voragine che ha la forma di chi non c'è più….



In questi giorni di grande tormento credo di aver trovato il punto....

Un punto fermo dettato dalla razionalità di chi si conosce come nessuno...

Un punto talmente fermo da far vacillare ogni certezza....

La scoperta dell'istinto, della passione, dall'emozione pura non intesa solo alla sensualità, ma estesa a tutti gli ambiti della vita mi sbatte in faccia la dura realtà.....

È impossibile pensare di tornare a vivere come ho vissuto fin'ora in un limbo emozionale che è vero che mi ha salvato per tanti anni dandomi l'illusione che la vita che stavo vivendo fosse quella che avevi sognato o quantomeno aspirato....

È impensabile per me ritornare a vivere nascondendo la morte interiore travestita da vita....

La bellezza e la straordinarietà di quello che sento è il punto.....


La mia malattia è il rifugio dove viene espiato il mio dolore....

Da un lato la vita emozionale che ormai è la mia vita....dall'altro il resto della vita che ho sempre vissuto ....

Decidere ......e rendersi conto di doverlo fare.....per forza.....perché ora indietro non si può più tornare.....

E mi abbuffo di cibo, di speranze, di delusioni, di dolore, di vita non vissuta.....e ad ogni boccone il dolore diventa talmente grande da cancellare ogni forma razionalità.....

E vomito la delusione, la stanchezza, la paura, la vita che vivo, la rabbia di sapere che in fondo sei sola con il tuo dolore.....

E quel dolore è la punizione che vorresti, che ti appartiene....da sempre....

Ecco questo è il punto da cui indietro ormai non si torna.....

O questa Potenza si espande e dà un senso alla mia vita......

O mi aspetta solo la sconfitta.....

Abbuffata....vomito.....piango.....

Andrà tutto bene...

Filomena