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Questo spazio è dedicato a tutti coloro che vogliono CREARE UNA NUOVA CULTURA SUI DCA. Siete tutti importanti perchè unici, così come uniche sono le vostre storie e i vostri pensieri. Questo Blog resta quindi aperto a chiunque voglia proporre o condividere, perché Mi Nutro di Vita è di tutti ed è fatta TUTTI INSIEME.

mercoledì 4 febbraio 2015

La rinascita di Rosa





Salve a tutti. Mi chiamo Rosa Catalano ho 27 anni ho deciso di raccontarvi la mia esperienza con l’anoressia nella speranza di poter essere d’aiuto a tutti quei ragazzi che come me sono entrati nel tunnel dei D.C.A.
La mia è un’esperienza di morte sia del corpo che dello spirito, ma soprattutto è un’esperienza di rinascita! Non lo credevo possibile ma si può guarire!
Sono cresciuta in una famiglia numerosa, sono la 4 di 8 figli. In una famiglia così numerosa è difficile differenziarsi, io sono cresciuta nell’insicurezza credendo che da sola non sarei mai riuscita a far nulla cercando così l’appoggio di un amica o di un familiare per farmi avanti nella vita. Questa è stata la causa della mia caduta in quel tunnel tenebroso.
Come ben sapete sono patologie molto frequenti nell’età adolescenziale. I primi due anni delle scuole superiori li ho frequentati in una scuola alberghiera privata tutta al femminile e ricordo bene che molte delle ragazze dopo i pasti facevano a gara per andare a rigettare il pranzo così da rimanere in linea per non ingrassare, essendo molto robusta anch’io ci provai più volte ma senza riuscirci.
La mia insicurezza era tanta; quando mi veniva dato il compito di preparare un dolce subito cercavo l’appoggio di una compagna per il terrore di fallire, e quando riuscivo da sola a realizzare qualcosa con i complimenti della prof venivo messa da parte dalle compagne, quindi preferivo rimanere nell’insicurezza screditandomi piuttosto che rimanere sola. Con il passare degli anni aumentava il peso ed aumentava l’insicurezza al punto che non riuscivo ad entrare in un negozio per fare la spesa o per comprare i vestiti, mi rifugiavo continuamente nel cibo, mangiavo tantissimo, tanto che all’età di 18 anni il mio peso era aumentato molto. Ricordo che a fatica riuscivo ad allacciare i lacci delle scarpe, amici e familiari mi prendevano in giro, alcuni dei miei amici a volte mi toglievano il mangiare dalla bocca dicendomi “basta non lo vedi che sei grassa”.
Non dimenticherò mai il giorno in cui decisi di cominciare una dieta ferrea. Ricordo bene che quel giorno mia sorella (che ha un bel corpo) tornò a casa con una cintura bellissima, la volevo indossare ma non riuscì ad affibbiarla!!! Mi crollò il mondo addosso e mi resi conto di quanto ero “larga”. Decisi così con tutta la mia forza di volontà che dovevo cominciare una dieta, ho eliminato tutti i cibi che ritenevo grassi ed ho cominciato a provocarmi il vomito per accorciare i tempi ed in più facevo molta attività fisica. Persi i primi 10 chili e pensavo “va bene così”, ma ormai il cibo era il mio nemico, le calorie la mia ossessione! Anche l’acqua mi faceva paura, da quì il declino totale. Continuai a perdere peso, tanto che non uscivo più di casa tranne che per andare in palestra, passavo le giornate a toccarmi le ossa, la mia migliore amica era diventata la bilancia.
Arrivai in un punto davvero critico; Andavo e venivo dagli ospedali, ogni settimana facevo le analisi del sangue. Il solo pensiero di prendere peso mi faceva impazzire, non facevo altro che fare del male a me stessa ed alla mia famiglia. Dalla regione Sicilia l’unico aiuto che ho avuto è stato l' uso di psicofarmaci che non mi curavano ma mi stordivano tutto il giorno. Ero talmente magra che il mio cuore era stanco di battere. Mi ricordo che un giorno ero seduta sul divano, stavo davvero male, non riuscivo nemmeno a parlare e realizzai che era la fine, mi rivolsi a Dio chiedendo perdono in quanto consapevole del disprezzo che provavo per la vita che lui mi aveva donato, gli ho chiesto aiuto! Ma nello stesso tempo non volevo riprendere peso, mi sembrava impossibile il solo pensiero. Ricordo che l’indomani nelle prime ore del mattino mia mamma chiamò l’infermiere che si prendeva cura di me (un caro amico di famiglia) perché stavo malissimo. Erano pronti a portarmi in ospedale e improvvisamente, seduta sulla sedia, mi spensi. Chiusi gli occhi tirando la testa indietro e non sentii più nulla. Non so quanto è durato ma dopo un pò riuscii a sentire la voce di mio padre che mi chiamava schiaffeggiandomi il viso e poi mi sono ritrovata in ospedale. Il buon Dio è stato davvero misericordioso con me, nonostante il mio tentativo di suicidio ha voluto tenermi in vita!!! Successivamente la mia famiglia, tramite un prete, è riuscita a mettersi in contatto con il centro per D.C.A a Todi (Umbria) ed è stata la mia salvezza. Solo che, non essendo un ospedale e quindi non offrendo servizio di rianimazione non è stato facile essere ammessa in questo centro per le mie condizioni fisiche. Infatti dopo la prima visita mi dissero chiaramente che dovevo prendere peso e i valori ematochimici dovevano migliorare per essere ammessa. Hanno dato alcuni consigli ai miei genitori per aiutarmi, uno di questi fu quello di chiudere il bagno per 2 ore dopo i pasti...per me fu una tragedia!!! Fu così che conobbi il dott…….. . L’ unico medico che ha cercato davvero di aiutarmi e grazie a lui dopo qualche mese mi hanno potuta ricoverare nel centro specializzato di Todi. È un centro davvero fantastico ma il percorso di cura è davvero ripido. Quanti sacrifici ha fatto la mia famiglia per permettermi le cure in questo centro, figuratevi che mia mamma ha lavorato un mese gratis nell’albergo in cui alloggiavo fino a quando non si liberò un posto all’interno della struttura (ed io che ho sempre pensato che non mi volessero bene). Nonostante ciò, non ero convinta di voler guarire… uno dei compiti che mi diedero in questo centro fu quello di scrivere una lettera al disturbo, e questa è la mia.


Todi 2006
Cara amica mia … amica mia? Quale vera amica desidera la morte per un' altra amica? E intanto è così che ti ho classificata. Il tuo è un volere bene al contrario. Una vera amica se sincera non desidera altro che il tuo bene! Tu invece mi hai amata al contrario. Per 5 anni mi hai fatto credere che mi potevo rifugiare nel cibo, mi hai fatto credere che solo lui poteva capirmi, poteva consolarmi, poteva soddisfarmi, e quindi mi portavi al punto di non potermi nemmeno alzare dalla sedia. Non mi hai mai fatto credere che potevo essere malata, ma solo che era per ingordigia se non smettevo mai di mangiare; per 5 anni mi hai fatto pensare che amavo così tanto il cibo solo per pura golosità, fino a quando non mi sono stancata di non potermi più alzare dalla sedia dopo ogni pasto, e quindi mi hai spinta ad intraprendere un’ altra via, la via del digiuno! Ogni giorno mi aiutavi a trovare la forza per resistere, ogni giorno mi aiutavi ad eliminare qualcosa e me la facevi mettere nella così detta “lista dei cibi cattivi”, e ogni giorno mi aiutavi ad esaurirmi sempre di più, fino al punto di non potermi più alzare dal divano, ma stavolta perché non avevo più nemmeno le forze per respirare. Mi hai portata quasi alla morte, ma anche lì in quel letto d’ospedale mentre tutti pregavano affinché il mio cuore non si fermasse , tu portavi i miei pensieri solo a “dimagrire”; nella mia mente passava e ripassava solo questa parola maledetta “dimagrire”. Posso dire con certezza che mi hai resa schiava del cibo che da “passione” è diventato “ossessione”! e così mi hai portata ad allontanare tutti. Io, una ragazza così aperta alla vita, ma tu mi hai portata ad infastidirmi anche solo a sentire chiacchierare i miei amici. Tu, tu … brutta egoista mi hai portata al punto di non poter più nemmeno ballare, al punto di non poter più fare 2 passi, dimagrire, solo dimagrire è stato il mio pensiero fisso per 10 mesi.
Mi hai portata a provare invidia per i miei amici “loro belli tranquilli a mangiare la solita pizza” e io che in quel momento avrei pagato con l’oro solo per assaggiarla, senza poi dover trovare un modo per eliminarla! Tu mi hai portata ad odiare la vita! Per colpa tua non ho avuto rispetto per la vita.
Ma oggi cara amica di viaggio, ti dico che non salirò più sul tuo treno della morte, ora mi trovo con un piede fuori e uno dentro, e ti giuro che sto mettendo le mie forze per quel piede che ora è più fuori che dentro, quindi mi tocca dirti “addio” mia cara amica di viaggio, ho deciso di scendere a Todi dove mi faranno riacquistare la voglia di vivere. Voglio dirti che non ti lascerò in vita, io ti distruggerò e lo faccio per entrambe, ma soprattutto lo faccio per me, ma prima di farlo io ti voglio ringraziare; ti ringrazio per avermi consolata quando ho lasciato il mio fidanzato, ti ringrazio perché in tutti i miei momenti belli o brutti tu mi sei stata vicina anzi sei stata l’unica che non mi ha mai lasciata la mano.
Per proteggermi mi hai scollata dal mondo e ci siamo rifuggiate in quella stanza dove ce ne stavamo sedute su quel divano a guardare la tv, dove ogni giorno trasmettevano in diretta la vita reale, “i veri sacrifici”, dove ogni giorno guardavamo tutti i miei amici “vivere”, i mie cari “vivere”. Ora devi capire che mi sono stancata di stare chiusa in quella stanza, lo so che tu lo fai per proteggermi, ma non posso più farti compagnia. Ti lascio amica mia.
In questo momento vorrei gridare e piangere “non mi abbandonare”, sei stata davvero molto importante per me, ma ora anche per me è arrivato il momento di essere spinta in quel baratro per imparare a volare.
Sai quanto odio i saluti, il nostro non sarà un arrivederci, il nostro sarà un vero addio!!! Addio mia cara amica, senza te finalmente diventerò grande, e grazie a te imparerò ad affrontare le difficoltà della vita a testa alta. Addio.
Il primo ricovero è durato 3 mesi ma non essendo molto convinta di voler guarire tornata a casa sono ricaduta nella fossa dell’ossessione, è bastato sentirmi dire da parenti e amici che “stavo meglio”, quindi dopo circa 4 mesi ho affrontato un secondo ricovero sempre a todi ma non in clinica ma nell’ospedale di Todi dove c’era un reparto per D.C.A. collegato comunque alla clinica. Lì il medico mi disse chiaramente che il mio corpo non avrebbe sostenuto una terza ricaduta. Doveva essere un ricovero breve che alla fine durò circa 4 mesi. Secondo ricovero seconda lettera…



Todi 2007
Ancora, ancora schiava di te che sei così importante per la mia vita. Ora sei di nuovo tornato (riferito al cibo) ad essere per me un’ossessione, un incubo che non mi permette di dormire la notte, un incubo che è tornato a darmi il tormento. Ma lasciami in pace, o almeno cerca di giocare ad armi pari.
Da Giugno ero riuscita a tenerti a bada e questo tu non lo hai potuto sopportare, allora ti sei approfittata di quel virus (si trattava di un virus dell’influenza che si manifestava con vomito) per farmi riassagiare quel piacere di avere lo stomaco vuoto, quel piacere di poter o di saper dire no a te (cibo) che nutri il mio corpo e gli permetti di stare in piedi.
È vero, lo devo ammettere, la cosa che ci ha tenuti uniti nonostante io già da sette mesi non avessi smesso di nutrire il mio corpo è stato il pensiero, o nell’inconscio il desiderio, di rimanere magra per sempre! O per lo meno il piacere di sentirmi dire dalla gente che sono magra, ma questo non ti ha dato il permesso di tornare a rompermi le scatole perché dobbiamo essere obiettivi, io voglio rimanere magra ma “viva”, tu invece vuoi farmi rimanere magra proprio nell’eternità assoluta “la morte”. Non posso stare con te perché non lo vuoi capire… non ti voglio disprezzare ma non posso più giocare con te… perché?
Perché io voglio tornare a vivere… io voglio tornare a volare, io voglio poter amare, giocare, ridere, ballare, essere una persona amabile, ma con te sono sempre nervosa perché tu mi fai solo pensare al cibo e a come posso eliminarlo. Lo so, ancora non sono pronta a dirti addio, ma se davvero mi vuoi bene aiutami ad ucciderti, sto male solo quando mi siedo a tavola, mi hai rimesso dentro quell’ossessione d’ ingrassare anche solo bevendo dell’acqua. Non è giusto lasciami in pace!!!


Tornata a casa sentivo che l’ossessione per il peso, le forme corporee e per il cibo era ancora dentro me, ma grazie al bagaglio pieno di strategie che mi hanno dato a Todi riuscivo a non attuare metodi di compenso, fu in quel periodo che mi fidanzai. Il mio fidanzato insieme alla mia famiglia mi spronò a riprendere gli studi e con grande stupore riuscii sia a diplomarmi che ad entrare all’ Università Degli Studi Di Palermo nelle facoltà di infermieristica. Ho scelto questa facoltà proprio perché sentivo dentro di me che guarendo avrei potuto aiutare gli altri nella guarigione.
Il periodo universitario mi è stato molto utile, mi sono trasferita a Palermo per seguire le lezioni e il tirocinio e quindi mi sono ritrovata a fare i conti con me stessa.
Pian piano ho iniziato ad arricchire il mio menù ma il pensiero era rivolto sempre alla “linea - non ingrassare”. Per tenere a bada i sintomi, cercavo di tenermi impegnata e soprattutto a casa non tenevo nè specchi nè tanto meno la bilancia. Il vero cambiamento è arrivato quando il mio ragazzo mi ha regalato un cagnolino “kira”. Tenere un cucciolo a casa è molto faticoso e impegnativo, lei mi tolse tutto il tempo che impiegavo per pensare al mio aspetto e su quello che mangiavo. Ed è così che il menù si arricchiva sempre di più. Tenere la mente occupata è molto importante, io mi sono aiutata impegnandomi negli studi, occupandomi di kira, occupandomi della musica che mi ha aiutata tantissimo a prendere sicurezza in me stessa (prima mi imbarazzavo a suonare la chitarra davanti agli amici) e mi occupavo della cura delle piante che rallegrano la casa e danno molta soddisfazione. In tutto questo ho avuto la fortuna di avere il mio ragazzo sempre al mio fianco insieme all’appoggio della mia famiglia…. e in tutto questo ho riscoperto il beneficio delle preghiera, il beneficio di affidare a Dio tutta la mia vita, le mie preoccupazioni…. FINALMENTE VIVO!!!....
Grazie a Dio dopo 4 anni di università mi sono laureata portando la tesi sui D.C.A. sottolineando il ruolo che ha la figura infermieristica all’ interno delle strutture specializzate e sottolineando che in Sicilia di strutture specializzate come quella di Todi non ce ne sono. Le famiglie sono costrette a partire per dare le giuste cure ai propri figli. Qui c'è la concezione che queste patologie si possono curare con i psicofarmaci e con qualche incontro con il psichiatra/psicologo.
Ad oggi sono passati 9 anni e posso dire di essere guarita, ancora oggi preferisco vivere senza specchi e senza bilancia, guarire non è facile ma ci vuole tanta forza di volontà e non si può vivere con la paura del cibo e delle forme corporee, gli alti e bassi ci sono ma con le giuste strategie si possono tenere a bada e continuare a vivere!!!
Se oggi sono viva è grazie a Dio e alla sua infinita Misericordia!!! Sono convintissima che se mi ha lasciata in vita, è per permettermi di dare testimonianza, per permettermi di dare aiuto a chi come me è entrato in quel tunnel e non riesce a vedere quella luce che ne indica l’ uscita.
Molti non credendo in Dio troveranno banale ciò che ho appena detto ma ribadisco che se sono viva è grazie a Lui… è grazie a Lui se la mia famiglia è riuscita a curarmi a Todi perché non avevano i mezzi economici, ma lui ci ha sempre provveduti!!! Ci ha sempre fatto incontrare le giuste persone al momento giusto…

Forza ragazze e ragazzi!!!

1 commento:

  1. Ringrazio Rosa per il coraggio dimostrato nel voler comndividere la sua esperienza di malattia, e di capacità di combattere contro la stessa: sono esempi del genere che fanno venire voglia di non mollare!...
    Un abbraccio, Rosa, e in bocca al lupo per il tuo futuro!...

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