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domenica 5 gennaio 2020

La malattia ti cambia la vita


Può sembrare semplice raccontare la propria storia, più complicato iniziare; le prime parole sono sempre le più difficili da scrivere. Infatti, ho perso il conto di quante volte ho cancellato e riscritto tutto questo. 

Questa è la storia di una ragazza viva per miracolo. Si, banale come storia. Forse meglio dire che questa è la storia di una ragazza che ha ripreso in mano la sua vita, che si porta nel cuore il segno di una malattia che le ha cambiato la vita. Questa è la storia di una ragazza che ce l’ha fatta. Questa è la mia storia.

Non so esattamente quando è cominciato  ne tanto meno come, i ricordi sono offuscati e talvolta arrivano dei frammenti. Sentivo in quel periodo che mi mancavano certezze, e questa mancanza ha portato a sentirmi una persona insoddisfatta della mia vita e a riempirmi di pensieri negativi. Sentivo un vuoto dentro che mi logorava e non riuscivo ad esternare. Ho iniziato a chiudermi in me stessa e cercavo di isolarmi perchè restare da sola mi faceva sentire a mio agio e non potevo nascondere il mio malessere, ma soprattutto non dovevo fingere un sorriso. Mi fissavo sulla mia immagine corporea e odiavo tutto di me, mi vedevo brutta, cosi ho iniziato ad essere più legata al cibo, come se il cibo fosse diventato in quel momento l’unica cosa capace di farmi stare bene, era un qualcosa che solo io potevo controllare. E ho iniziato a mangiare sempre meno, fino a diventare una briciola.

Mi sentivo leggera, vuota e percepivo nello sguardo dei miei genitori la paura, il terrore, e il senso di impotenza che non gli faceva dormire la notte. E questo mi faceva stare ancora più male perchè io in quel momento mi rendevo conto di quanto soffrivano nel vedermi, ma non ero capace a reagire o parlare. E ho sofferto con loro in silenzio perche non avevo più la certezza che il giorno seguente sarei stata ancora in vita.

In quel momento scrivevo, scrivevo per mettere nero su bianco ciò che non potevo urlare al mondo perche nessuno sarebbe mai riuscito a capirmi, nessuno poteva capirmi.

Ho vissuto questi anni senza più ricordare cosa volesse dire provare delle emozioni, senza più ricordare la forma di un sorriso, il suono di una risata o il calore di un abbraccio . Ho distrutto il mio corpo, odiato, massacrato. Ho passato mesi infiniti rinchiusa in pensieri che riguardavano soltanto cibo e calorie. Il resto non contava.

Come sono rinata? Achille. Achille è il mio nipotino, nel periodo più buio in cui stavo in piedi per miracolo lui era in pancia di mia cognata e vederlo crescere mi ha fatto aprire gli occhi. "Mamma, se muoio non vedrò nascere Achille” dicevo sempre a mia mamma. Achille è stato il mio primo pensiero che mi ha dato la forza di lottare, di cercare il coraggio in mezzo alla paura, alle lacrime, di alzarmi.

Mi sono accorta quanto sia vitale questa malattia, si provano tante emozioni, ma tante emozioni si perdono, come l’amore, ma soprattutto la spensieratezza di una ragazza di 20 anni.

Io sono guarita, ma non dimentico quegli anni. Li porto sempre dentro di me, è un’esperienza che non auguro a nessuno e che farà sempre parte della mia vita, e che dovrò imparare a conviverci ogni giorno, perché per me ogni giorno sarà una lotta. Conservo tutto questo con cura e ne faccio tesoro. L’anoressia è la mia cicatrice sul cuore, a volte brucia, ma so che non può riaprirsi.

Chiara

 

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